Un albero molto amato il ciliegio, di cui vari esemplari erano presenti nel giardino della casa di campagna. Ore e ore appeso ai suoi rami ... non per mangare! Anche se al tempo suo non mancavano le scorpacciate ... ma perchè su un ciliegio mio padre aveva fatto costruire una ... "casa sull'albero". Sogno di quasi tutti i bambini, fino a qualche anno fa ve ne era ancora una, costrutita su una quercia da mio zio per il cuginetto Shamir.
Ricordo che una volta, tanti e tanti anni fa, perdendo l'equilibrio mi ritrovai a testa in giù, con un piede incastrato tra la forca di due resistenti rami: che fare?
Su non riuscivo a ritirarmi, nessuno mi sentiva avessi urlato, il sangue intanto stava andandomi alla testa.
C'era da prendere una "decisione" - comunque obbligata - che era quella di farmi male! Gioco forza occorreva - infatti - sfilare il piede dalla scarpa e rovinare giù, cercando di "cadere bene". !!!
Quando arrivai a terra la botta - che fu fortissima - si riverberò per tutta la colonna vertebrale, e per qualche tempo non ci vidi più dal dolore. A fatica poi mi diressi verso casa dove mi stesi sul letto per riprendermi. Ma, più che il dolore significativo fu per me il ricordo della situazione da dover affrontare ... e il dover decidere in una manciata di secondi, tra quel che mi dicevano e l'istinto e la ragione.
Su non riuscivo a ritirarmi, nessuno mi sentiva avessi urlato, il sangue intanto stava andandomi alla testa.
C'era da prendere una "decisione" - comunque obbligata - che era quella di farmi male! Gioco forza occorreva - infatti - sfilare il piede dalla scarpa e rovinare giù, cercando di "cadere bene". !!!
Quando arrivai a terra la botta - che fu fortissima - si riverberò per tutta la colonna vertebrale, e per qualche tempo non ci vidi più dal dolore. A fatica poi mi diressi verso casa dove mi stesi sul letto per riprendermi. Ma, più che il dolore significativo fu per me il ricordo della situazione da dover affrontare ... e il dover decidere in una manciata di secondi, tra quel che mi dicevano e l'istinto e la ragione.
SIMPATIA PER LA ROMAGNA?
FORZA EVOCATRICE DEI NOMI?
NON POTEVO CHE SCEGLIERE LA VARIETA'
VIGNOLA e IMOLA
La fama del comune modenese di Vignola si deve soprattuto alle ciliegie, di più varietà (durone, mora, …), destinate tanto al consumo quanto alla conservazione e alla trasformazione.
L’areale di coltivazione si estende tra le province di Modena e Bologna e comprende in realtà 28 comuni delle zone pedecollinari.
I frutti del ciliegio dolce maturano a primavera inoltrata; la raccolta si protrae da fine maggio a tutto giugno. Frutti golosi e ricchi di buone proprietà nutrizionali, la loro polpa è, infatti, ricca di sali minerali come il potassio, il calcio, il ferro; con un buon contenuto di vitamina A e C, risultano essere diuretiche, rinfrescanti, astringenti e leggermente lassative.
Si utilizzano fresche ma anche in numerose preparazioni: marmellate, confetture, sciroppi, come aggiunta a yogurt e latte, candite, sotto spirito… Vengono usate anche in liquoreria per la preparazione dello cherry-brandy.
San Girolamo narra che il Ciliegio, originario dell’Asia, sia stato portato a Roma nel 68 a.C. da Lucullo (che rientrava in Patria dalla città di Cerasonte).
La coltura ebbe una diffusione limitata e sarebbe quasi scomparsa in epoca medievale, se i monaci non l’avessero tramandata fino a noi, grazie alla pace dei loro orti.
Testi sulla tecnica di coltivazione, concimazione e potatura del ciliegio cominciano ad apparire solo dal 1500; l’albero comincia ad acquistare interesse anche in virtù della buona qualità del suo legname, utilizzato, oltre che in ebanisteria, anche per realizzare strumenti musicali quali i flauti e le canne d’organo.
Per tutto l’Ottocento il consumo delle ciliegie ebbe una diffusione di nicchia, riservata alle classi più abbienti. Il territorio di Vignola, tra la fine dell’Ottocento ed i primi anni del Novecento presentava la coltivazione intensiva solo del gelso, legata alla bachicoltura; ma il crollo del prezzo della seta, dovuto alla concorrenza internazionale, spinse l’economia verso altri tipi di coltivazione e la frutticoltura prese il posto dei gelsi; il ciliegio in particolare conobbe la sua rivincita, fino a divenire “la” coltura per eccellenza di queste zone.
dal sito: http://www.percorsigastronomici.it/
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