“La Scuola di Spoleto”
Immagini dipinte e scolpite nel trecento tra Valle Umbra e Valnerina, di Alessandro Delpriori
La
pubblicazione, oltre i contenuti di Alessandro Delpriori, comprende un
saggio iniziale di Andrea De Marchi, gli apparati, la bibliografia e le
referenze fotografiche.
Formato cm. 30 x 24 cartonato – pagine
292 – cartine e piante 6 – foto a colori 295 – foto in b/n 72 – prezzo
di copertina in libreria 75,00 euro.
Il fiume Nera nasce
nelle Marche, nel Comune di Castelsantangelo, attraversa Visso,
accarezza Preci e la splendida Val Castoriana, il territorio di Norcia,
Cerreto di Spoleto, Vallo di Nera, Sant’Anatolia di Narco, supera Terni e
conclude la sua corsa nel Tevere nei pressi di Orte. Un viaggio che
attraversa una delle regioni più belle d’Italia, ricche di emergenze
naturalistiche e artistiche. Un territorio non esageratamente
antropizzato che conserva ancora leggibili i segni del suo passato.
Spoleto
è la capitale storica di tutta la zona, sua è la Diocesi, suo il
dialetto, suo, se vogliamo, il linguaggio artistico che dalla fine del
XII secolo fino a tutto il Cinquecento fa della Valnerina un laboratorio
artistico atipico, a volte anche straordinario per qualità e
importanza.
A partire dalla fine del XIII secolo gli artisti di
Spoleto e della Valnerina adottano un linguaggio singolare, di lavori
tutti in superficie, vibranti di passaggi cromatici forti: così è la
Croce di Alberto Sotio ora al Duomo di Spoleto, così è la Croce di
Petrus di Campi. Uno stile che informa tutti gli artisti del Duecento,
da Simeone e Machilone, al Maestro di San Felice di Giano fino a
Rinaldetto di Ranuccio e che crea una vera e propria scuola del Ducato
di Spoleto.
Col passaggio del secolo, la situazione non cambia. I
maestri spoletini del Trecento, purtroppo tutti ancora anonimi, si
nutrono delle novità assisiati ma le declinano secondo un gusto
particolare, creando così una sacca culturale autonoma e pressoché
sconosciuta che comprende una grande parte dell’Italia centrale.
Giovanni Previtali, studiando la scultura lignea, aveva creato l’Umbria
alla sinistra del Tevere, un territorio sovra–regionale che va da
Spoleto all’Aquila e che arriva fino a Rieti, Teramo e Ascoli Piceno.
Qui si costruisce un Trecento totalmente alternativo ai grandi centri di
produzione italiana, come Firenze, Siena, Venezia o Rimini. Ad esempio
le pale d’altare non sono mai i polittici scompartiti gotici, così
diffusi tra la Toscana e il Veneto, ma sono i tabernacoli monumentali,
oggetti che hanno una scultura in legno centrale racchiusa da ante
apribili dipinte con storie. Notevole è anche l’autonomia iconografica
di questi pittori, si trovano scene narrative inedite anche in contesti
minori e defilati, come le storie della Vergine dell’abside della
collegiata di Visso, dove è presente il banchetto nuziale della Madonna e
San Giuseppe, oppure la famosa Processione dei Bianchi di Cola di
Pietro a Vallo di Nera.
In tutta la zona manca una vera e
propria scultura in pietra, probabilmente tutto si faceva in legno e
così nascono delle piccole meraviglie come il gisant di San Ponziano
proveniente dall’omonima Basilica spoletina che faceva parte di un
allestimento dello spazio sacro che era un vero e proprio teatro sacro,
su modello della Basilica di Assisi.
Il Maestro di Cesi, il
Maestro della Croce di Trevi, il Maestro di Fossa, sono protagonisti di
una stagione straordinaria, capace di piccoli capolavori come il Dittico
Cini o il dossale di San Francesco a Montefalco, ora nella collezione
personale del Papa. Una ricerca sul patrimonio di pittura e scultura
tardo medievale ancora oggi sconosciuto, un capitolo di storia dell’arte
importante e sottostimata, tante le opere ancora inedite che sono sul
territorio: centinaia di metri quadri di affreschi, decine di sculture
lignee e soprattutto nuovi contesti da riconsiderare e studiare a fondo.
La chiesa di Santa Maria di Vallo di Nera, quella di San
Lorenzo a Borgo Cerreto per non pensare a Sant’Agostino a Norcia o San
Francesco a Cascia, in zone di palinsesti di affreschi, sono dei veri e
propri laboratori di studio sul campo.
Negli ultimi vent’anni la
Soprintendenza ai Beni Storico Artistici dell’Umbria ha provveduto al
restauro di una grandissima quantità di opere, documentando tutto con
rilievi e campagne fotografiche.
Si tratta di una importante
operazione di studio e di recupero dell’enorme mole di materiale che è
emerso e continua ad emergere, auspicabile non solo per la
documentazione dell’esistente, ma anche, e soprattutto, per la
valorizzazione di un tessuto culturale importante, per la ricostruzione
di un contesto storico artistico sconosciuto alla maggior parte degli
studiosi e degli appassionati, che però ha dei caratteri specifici,
particolari e molto spesso importanti non solo nel panorama locale.
L’esauriente ricerca iconografica del volume, è stata effettuata sia in Italia (Bordighera, Firenze, Milano, Ravenna, Roma, Venezia, Città del Vaticano) che all’estero (Berlino, Bryan Athyn, Esztergom, Kiev, Londra, Parigi, Worchester), presso quei Musei che detengono ad oggi significative testimonianze di opere provenienti appunto dal territorio umbro preso in esame nello studio (oltre naturalmente a realizzare una campagna fotografica effettuata proprio a Spoleto, in tutta la Valnerina e nelle altre località interessate: Cerreto di Spoleto, Vallo di Nera, Borgo Cerreto, Orsano, Preci, Campi di Norcia, Forsivo, Lenano, Eggi, Campello, Trevi, Castel Ritaldi, Montefalco).
- Nella foto: "Maestro di Cesi", Madonna con il Bambino e Santi, tavola, 1308, Chiesa di Santa Maria Assunta, Cesi, Archidiocesi di Spoleto-Norcia, copertina del libro di Alessandro Del Priori “La Scuola di Spoleto immagini dipinte e scolpite nel Trecento tra Valle Umbra e Valnerina” edizione Quatroemme, 2015.
Fonte :
Foligno Oggi