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lunedì 18 maggio 2015

VIDEO - Canonizzazione di di S. Maria di Gesù Crocifisso (Mariam Haddad Bawardy) e S. Maria Alfonsine Ghattas (Sultana Danil Ghattas ) 17/5/2015


Insieme alle due sante palestinesi, la carmelitana suor Maria di Gesù Crocifisso Bawardi (o Baouardy, 1846-1878) e suor Maria Alphonsine Danil Ghattas (1843-1927) fondatrice della Congregazione delle Suore del Rosario,  il Santo Padre Papa Francesco ha canonizzato la francese Giovanna Maria de Villeneuve, fondatrice delle Suore dell'Immacolata Concezione di Castres e l'italiana Maria Cristina dell'Immacolata Concezione (1856-1906), al secolo Adelaide Brando, l'"innamorata dell'Eucarestia", originaria di Napoli e che a Casoria (NA) ha fondato la Congregazione delle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato.


La messa pontificale presieduta da S.S. Papa Francesco è stata celebrata in Piazza San Pietro, alla presenza di Cardinali e Vescovi residenti a Roma e provenienti da tante parti del mondo. Fra essi erano presenti il Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi; il Card. Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali; il Card. João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica; e il Card. Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.
Presente anche il Presidente Palestinese, Mahmoud Abbas Abu Mazin, che con la sua partecipazione alla liturgia per la canonizzazione dimostrerà anche che quell'evento riguarda e interessa tutti i palestinesi, cristiani e musulmani.
Hanno partecipato alla messa una delegazione di 2124 persone provenienti dalla Palestina, dalla Giordania e da Israele, guidata dal Patriarca Latino di Gerusalemme e Presidente dell'Assemblea degli Ordinari Cattolici della Terra Santa, S.B. Patriarca Fouad Twal. Saranno inoltre presenti S.E. l’Arcivescovo Georges Baq'ouni, Arcivescovo di Akka e di tutta la Galilea per i Greci Cattolici Melkiti, e l'Arcivescovo Mousa l-Hajj, Arcivescovo di Haifa dei Maroniti, con altri vescovi della Giordania, Palestina, Libano, Iraq, Marocco, Tunisi, Egitto, Libia e Cipro, e un gran numero di sacerdoti e religiosi, religiose e fedeli delle varie Chiese.
Durante la Messa Pontificale, la Superiora generale delle Suore del Rosario, Inés al-Ya'qoub, ha portato all'altare le reliquie della nuova Santa Marie Alphonsine Daniel Ghattas, accompagnata da Sr Praxède Sweidan e da parenti della Santa: Nawal Daniel Mizyid e Patrik Daniel.
Le reliquie della Santa Carmelitana Maria di Gesù Crocifisso Baouardy , la "piccola araba", sono state invece portate dalla Suora Carmelitana Anna Delmas accompagnata da Sr Ferial Qarra'a (da Betlemme), da Sr Jocelyne Vero e dal Signor Rezeq Baouardy, parente della Santa. Durante la messa, hanno presentato le offerte il Signor Munir Elias, miracolato grazie all'intercessione di Santa Marie Alphonsine e accompagnato da sua madre, e la famiglia italiana che ha ottenuto la guarigione del suo bambino con l' intercessione di Santa Maria di Gesù Crocifisso.
Sr Mariam Baabich, della Congregazione del Rosario, ha fatto una preghiera in arabo per la pace e la giustizia, durante le preghiere dei fedeli.




TESTO DELL'OMELIA

Gli Atti degli Apostoli ci hanno presentato la Chiesa nascente nel momento in cui elegge colui che Dio ha chiamato a prendere il posto di Giuda nel collegio degli Apostoli. Non si tratta di assumere una carica, ma un servizio. E infatti Mattia, sul quale cade la scelta, riceve una missione che Pietro definisce così: «Bisogna che […] uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione» - della risurrezione di Cristo (At 1,21-22). Con queste parole egli riassume cosa significa far parte dei Dodici: significa essere testimone della risurrezione di Gesù. Il fatto che dica “insieme a noi” fa capire che la missione di annunciare Cristo risorto non è un compito individuale: è da vivere in modo comunitario, con il collegio apostolico e con la comunità. 

Gli Apostoli hanno fatto l’esperienza diretta e stupenda della Risurrezione; sono testimoni oculari di tale evento. Grazie alla loro autorevole testimonianza, in molti hanno creduto; e dalla fede nel Cristo risorto sono nate e nascono continuamente le comunità cristiane. Anche noi, oggi, fondiamo la nostra fede nel Signore risorto sulla testimonianza degli Apostoli giunta fino a noi mediante la missione della Chiesa. La nostra fede è legata saldamente alla loro testimonianza come ad una catena ininterrotta dispiegata nel corso dei secoli non solo dai successori degli Apostoli, ma da generazioni e generazioni di cristiani. A imitazione degli Apostoli, infatti, ogni discepolo di Cristo è chiamato a diventare testimone della sua risurrezione, soprattutto in quegli ambienti umani dove più forte è l’oblio di Dio e lo smarrimento dell’uomo.

Perché questo si realizzi, bisogna rimanere in Cristo risorto e nel suo amore, come ci ha ricordato la Prima Lettera di Giovanni: «Chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1 Gv 4,16). Gesù lo aveva ripetuto con insistenza ai suoi discepoli: «Rimanete in me … Rimanete nel mio amore» (Gv 15,4.9). Questo è il segreto dei santi: dimorare in Cristo, uniti a Lui come i tralci alla vite, per portare molto frutto (cfr Gv 15,1-8). E questo frutto non è altro che l’amore. Questo amore risplende nella testimonianza di suor Giovanna Emilia de Villeneuve, che ha consacrato la sua vita a Dio e ai poveri, ai malati, ai carcerati, agli sfruttati, diventando per essi e per tutti segno concreto dell’amore misericordioso del Signore.

La relazione con Gesù Risorto è – per così dire - l’“atmosfera” in cui vive il cristiano e nella quale trova la forza di restare fedele al Vangelo, anche in mezzo agli ostacoli e alle incomprensioni. “Rimanere nell’amore”: questo ha fatto anche suor Maria Cristina Brando. Ella fu completamente conquistata dall’amore ardente per il Signore; e dalla preghiera, dall’incontro cuore a cuore con Gesù risorto, presente nell’Eucaristia, riceveva la forza per sopportare le sofferenze e donarsi come pane spezzato a tante persone lontane da Dio e affamate di amore autentico.

Un aspetto essenziale della testimonianza da rendere al Signore risorto è l’unità tra di noi, suoi discepoli, ad immagine di quella che sussiste tra Lui e il Padre. E’ risuonata anche oggi nel Vangelo la preghiera di Gesù nella vigilia della Passione: «Siano una sola cosa, come noi» (Gv 17,11).
Da questo amore eterno tra il Padre e il Figlio, che si effonde in noi per mezzo dello Spirito Santo (cfr Rm 5,5), prendono forza la nostra missione e la nostra comunione fraterna; da esso scaturisce sempre nuovamente la gioia di seguire il Signore nella via della sua povertà, della sua verginità e della sua obbedienza; e quello stesso amore chiama a coltivare la preghiera contemplativa. Lo ha sperimentato in modo eminente suor Maria Baouardy che, umile e illetterata, seppe dare consigli e spiegazioni teologiche con estrema chiarezza, frutto del dialogo continuo con lo Spirito Santo. La docilità allo Spirito Santo l’ha resa anche strumento di incontro e di comunione con il mondo musulmano.
Così pure suor Maria Alfonsina Danil Ghattas ha ben compreso che cosa significa irradiare l’amore di Dio nell’apostolato, diventando testimone di mitezza e di unità. Ella ci offre un chiaro esempio di quanto sia importante renderci gli uni responsabili degli altri, di vivere l’uno al servizio dell’altro.
Rimanere in Dio e nel suo amore, per annunciare con la parola e con la vita la risurrezione di Gesù, testimoniando l’unità fra di noi e la carità verso tutti.

Questo hanno fatto le quattro Sante oggi proclamate. Il loro luminoso esempio interpella anche la nostra vita cristiana: come io sono testimone di Cristo risorto? 
E’ una domanda che dobbiamo farci. Come rimango in Lui, come dimoro nel suo amore? Sono capace di “seminare” in famiglia, nell’ambiente di lavoro, nella mia comunità, il seme di quella unità che Lui ci ha donato partecipandola a noi dalla vita trinitaria?
Tornando oggi a casa, portiamo con noi la gioia di quest’incontro con il Signore risorto; coltiviamo nel cuore l’impegno a dimorare nell’amore di Dio, rimanendo uniti a Lui e tra di noi, e seguendo le orme di queste quattro donne, modelli di santità, che la Chiesa ci invita ad imitare.
Papa Francesco