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| San Brizio, nel comune di Spoleto |
CHI ERA IL BEATO GREGORIO ?
Il Beato Gregorio nacque in San Brizio, borgo che sorge tra Spoleto e Montefalco. Si dice sia stato un penitente francescano, probabilmente terziario francescano, di certo era un eremita del Monteluco di Spoleto, dove morì nel 1473. Giorno della sua festa è il 12 marzo.
Scrive il folignate Ludovico Jacobilli nell'opera Vite de Santi e Beati dell'Umbria e di quelli i corpi dei quali riposano nell'istessa, (1) che, tra gli eremiti del Monte Luco, vi fu il "Beato Gregorio da S. Brizio, castello del contado di Spoleto, il quale portò in essa città un Chiodo con il quale nostro Signore fu crocifisso; e morì santamente in uno di quelli Eremitorii a dodici marzo 1473 e il suo corpo fu sepolto nella cattedrale".
Il ricordo del Beato Gregorio è, infatti, legato soprattutto alla Terra Santa e alla reliquia del Santo Chiodo della passione che ne riportò, ora conservata nella Chiesa di San Domenico: "Narra una pia legenda che, recandosi con le crociate bandite da Pio II in Terra Santa, il Beato Gregorio ritornandosene deluso nella speranza di riportarne qualche preziosissima reliquia, giunto in riva al mare ebbe consiglio da un angelo di scavar nella sabbia su cui riposava. Obbedì e rinvenne un grosso chiodo, che, anche pel modo con cui gli era stato rivelato, comprese essere la preziosissima reliquia desiderata: uno dei chiodi della croce di Gesù" (2).
Egli è ricordato, inoltre, quale maestro del terziario francescano illirico Beato Demetrio Albanese, che già combattente con le truppe di Giorgio Castriota Scandenberg, era giunto in Italia dopo l'invasione ottomana dell'Albania. Ritiratosi sul Monteluco di Spoleto, il Beato Demetrio ivi fu avviato alla vita eremitica sotto la guida del Beato Gregorio, di lui più anziano.
Antonio Blasucci nella voce della Bibliotheca Sanctorum dedicata al B. Demetrio Albanese, afferma essere stato il Beato Gregorio un terziario francescano: "Dall'Albania, dove era nato, giunse in Italia nel 1441 fermandosi a Spoleto. Qui vestì l'abito del Terz'Ordine, rimanendo sotto l'obbedienza del b. Gregorio di Spoleto, anch'egli terziario francescano ed eremita, in uno dei dodici romitaggi di Monte Luco, per cinquant'anni, dedicandosi alle penitenze e all'orazione. Morì il 10 ottobre 1491. Il suo corpo fu sepolto nella chiesa del convento di S. Paolo dei Frati Minori Osservanti, fuori di Spoleto, non lungi da Monte Luco. La sua memoria viene fatta il 10 ottobre".
Il convento di Monteluco è l'unico tra gli antichi romitori ad essere ancora abitato, da una comunità di Frati minori, mentre lacerti di altri antichi eremi sono attualmente inglobati nelle proprietà di ville private.
Un breve ritratto del Beato Gregorio è stato recentemente redatto, sulla scorta dello Jacobilli, da una eremita dei nostri giorni, Teresa Bertoncello (3), la quale vive sulle stesse pendici del Sacro Monte di Spoleto, nel novello "eremo degli Angeli":
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| Particolare della pala 'altare "Madonna con il Bambino e san Clemente I e il Beato Gregorio", che per alcuni tratti realistici, viene reputato un ritratto assai preciso dell'anacoreta. |
"Nato nel 1400 circa in s. Brizio
da devoti genitori, il Beato Gregorio apprese dalla viva voce dei suoi familiari il
valore della vita per la fede e quello della fede per la vita. Di precoce
sensibilità religiosa, coltivò una vita devota che lo preparò alla vita
eremitica a cui si dedicò appena si fu reso libero uno dei dodici eremi della "Tebaide umbra".
Lì, in solitaria e silenziosa compagnia con i solitari di quel monte, si mantenne in conversazione con Dio e con gli angeli che sempre lo accompagnavano e talora lo visitavano.
Avuta notizia che era stata indetta una crociata per la liberazione dei Luoghi Santi, volle unirsi con finalità strettamente devota: venerare quei luoghi del Vangelo e riportare una reliquia di nostro Signore. Gli eventi non andarono proprio così: visitò sì la Terra Santa, ma non gli riuscì di ottenere alcuna reliquia. Dispiaciuto, ma fiducioso, si mise sulla via del ritorno: una reliquia della passione dl Cristo l'avrebbe recuperata da qualche altra parte.
Stesosi a riposare sul litorale di Venezia, venne svegliato da qualcuno che gli disse: "Cerca sotto il tuo capo, troverai la reliquia". Balzò in piedi e si diede a scavare sotto la sabbia con il bastone e con le unghie. Gli brillarono gli occhi di gioia quando vide spuntare un chiodo grande, grosso, quadro, spuntato, con la capocchia a mezza luna, lungo un palmo che pesava otto once.
Comprese subito che era il chiodo dei piedi di Cristo, quello che nel 326 s. Elena, di ritorno dalla Palestina recando la Croce di Cristo, aveva gettato in mare per calmare 1a tempesta. E quel tratto di mare ch'era chiamato "Voragine dei naviganti" da quel giorno si chiamò 'Mare santificato"'
Con l'ali ai piedi, ritornò a Monteluco e conservò con venerazione il Santo
Chiodo in un tabernacolo. Di quel ch'era accaduto parlò solo prima di morire
con il suo confessore.
Visse santamente nel suo eremo fino al suo passaggio alla vita eterna che avvenne il 12 marzo1473.
Il suo corpo fu con molta devozione e concorso di popolo tumulato nella cappella della Concezione della cattedrale di Spoleto".
Lì, in solitaria e silenziosa compagnia con i solitari di quel monte, si mantenne in conversazione con Dio e con gli angeli che sempre lo accompagnavano e talora lo visitavano.
Avuta notizia che era stata indetta una crociata per la liberazione dei Luoghi Santi, volle unirsi con finalità strettamente devota: venerare quei luoghi del Vangelo e riportare una reliquia di nostro Signore. Gli eventi non andarono proprio così: visitò sì la Terra Santa, ma non gli riuscì di ottenere alcuna reliquia. Dispiaciuto, ma fiducioso, si mise sulla via del ritorno: una reliquia della passione dl Cristo l'avrebbe recuperata da qualche altra parte.
Stesosi a riposare sul litorale di Venezia, venne svegliato da qualcuno che gli disse: "Cerca sotto il tuo capo, troverai la reliquia". Balzò in piedi e si diede a scavare sotto la sabbia con il bastone e con le unghie. Gli brillarono gli occhi di gioia quando vide spuntare un chiodo grande, grosso, quadro, spuntato, con la capocchia a mezza luna, lungo un palmo che pesava otto once.
Comprese subito che era il chiodo dei piedi di Cristo, quello che nel 326 s. Elena, di ritorno dalla Palestina recando la Croce di Cristo, aveva gettato in mare per calmare 1a tempesta. E quel tratto di mare ch'era chiamato "Voragine dei naviganti" da quel giorno si chiamò 'Mare santificato"'
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| Spoleto: a sin. la Rocca dell'Albornoz e sullo sfondo Monteluco |
Visse santamente nel suo eremo fino al suo passaggio alla vita eterna che avvenne il 12 marzo1473.
Il suo corpo fu con molta devozione e concorso di popolo tumulato nella cappella della Concezione della cattedrale di Spoleto".
Marco V. Stocchi
- SEMPRE SU QUESTO SITO :
__________________
(1) Ludovico Jacobilli, Vite de Santi e Beati dell'Umbria e di quelli i corpi dei quali riposano nell'istessa, ... e catalogo delle Reliquie insegno chi vi si conservano, p 228, Stamperia Heredi d'Agostino Alterij, Foligno, 1661.
(2) Carlo Bandini, Monte Luco, con prefazione di Ugo Ojetti e 14 illustrazioni di M.T. Bendini, p , Claudio Argentieri Editore, Spoleto, 1921.
(3) Teresa Bertoncello, I cultori dell'Assoluto. Tra storia e leggenda, Vite di santi, beati e figure religiose eminenti dell'arcidiocesi di Spoleto-Norcia, Spoleto, 1999.
(1) Ludovico Jacobilli, Vite de Santi e Beati dell'Umbria e di quelli i corpi dei quali riposano nell'istessa, ... e catalogo delle Reliquie insegno chi vi si conservano, p 228, Stamperia Heredi d'Agostino Alterij, Foligno, 1661.
(2) Carlo Bandini, Monte Luco, con prefazione di Ugo Ojetti e 14 illustrazioni di M.T. Bendini, p , Claudio Argentieri Editore, Spoleto, 1921.
(3) Teresa Bertoncello, I cultori dell'Assoluto. Tra storia e leggenda, Vite di santi, beati e figure religiose eminenti dell'arcidiocesi di Spoleto-Norcia, Spoleto, 1999.
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Sullo sfondo la Rocca e sulla dx il Monteluco |



